sabato 15 luglio 2017

Il cappello di paglia di Firenze, 1a parte



Ciao a tutti,
oggi vorrei parlarvi di
una eccellenza italiana
ancora oggi prodotta artigianalmente :
il cappello di paglia di Firenze.



Pierre Auguste Renoir - La colazione dei canottieri

Pochi accessori sono versatili come un cappello di paglia.
Leggero, profumato di natura, un po' frivolo e allegro, 
o elegantissimo e cerimoniale.


Dal film : Sex and the city

Sempre piacevole da vedere e indossare, mai cheap.
E senza età per lo stile o l'età anagrafica di chi lo indossa.





Chi da bambino non aveva un cappellino di paglia che serviva a riparare dal sole estivo, o per le vacanze al mare , o con un fiore da un lato, per accompagnare l' abitino da cerimonia di una bambina?





Poche cose come un cappello di paglia e una bicicletta, mi ispirano allegria, mi dicono che l'estate è arrivata e le vacanze sono vicine....


Leggero, colorato o al naturale, ispira una certa idea di romanticismo del passato.






La lavorazione della paglia per trecce e per cappelli ha le sue origini in Toscana, a Signa. 

Sembra che già nel sec. XIV i contadini di Signa portassero cappelli di treccia bianchie che le contadine intrecciassero la paglia.

La prova che questi cappelli erano in uso già verso la metà del XV sec., ce la offrono i quadri del tempo, i quali dimostrano inoltre, che tale uso era già molto in voga non solo fra i contadini e i popolani ma anche fra i ricchi,
forse proprio per quella caratteristica di versatilità di cui parlavo prima.



Grande cappello di paglia con fiocco di manifattura fiorentina -
Dipinto (particolare) di Michelangelo Grigoletti, 1830.


Nel Cinquecento, la sua lavorazione raggiunse un livello di tale raffinatezza che il Granduca Cosimo I era solito donarli ai vari sovrani Europei
                                             

                                             La coltivazione della paglia

Non tutti i luoghi sono adatti per la coltura della paglia da lavoro,sono necessari terreni ricchi di materiale organico:
i migliori sono i prati dissodati e i terreni disboscati.

Il grano usato per la coltivazione della paglia da lavoro appartiene a varietà del grano gentile rosso con resta: il Triticum aestivum L., il Triticum vulgare Host (varietà semone e marzuolo).



Il periodo adatto per la semina, va da novembre ai primi di febbraio.
La raccolta si fa quando la paglia comincia a biondeggiare:
a fine Maggio, inizi di Giugno, quando gli steli hanno le

giuste caratteristiche per l'intreccio.

Sbarbata e legata in fasci chiamati manate, la paglia subisce diversi trattamenti.


Sbarbatura


                                 
La preparazione della paglia

Per scolorirla e renderne piu' uniforme il colore, raggiunta l'altezza desiderata prima che seccandosi si indurisse, gli steli venivano sparsi e sbarbati perchè la linfa non sgorgasse ma evaporasse dalle fibre, sbiancandole grazie all'esposizione alternata al sole e alla guazza per tre giorni e tre notti.








Raccolta e quindi sfilata estraendo dallo stelo la parte più alta all’altezza dell’ultimo internodo,


Schema di una pianta di grano  nelle prime fasi di sviluppo

privata della spiga utilizzata per l’alimentazione animale, veniva selezionata in base al calibro degli steli e raccolta a mannelli (covoni) da distribuire alle lavoranti per l’intreccio manuale e, in area fiesolana, a telaio.



La lavorazione proseguiva con l'esposizione della paglia, previa separazione dello stelo dalla spiga, ai vapori di zolfo in ambienti ermeticamente chiusi.

Alla sbiancatura così ottenuta, faceva seguito la preparazione del filo con l'agguagliatura.

Operazione fatta da una macchina con fori di vario diametro, posti su una superficie piana mossa in modo sussultorio; i fili, a caduta, arrivavano in corrispondenza di questi fori e vi si distribuivano secondo misura, in modo da essere riuniti in fasci con caratteristiche uniformi.

L'intreccio era poi fatto a mano, con fili a numero dispari.






La tipologia del cappello e la cucitura con cui si realizzava, (manuale a macchina) determinavano la quantità di fili impiegati.




Dopo la cucitura i cappelli venivano stirati, messi nella colla e fatti asciugare nei seccatoi, acquistando rigidità.




Spianatura e forma erano date con macchinari.

http://www.lastraonline.it/p/storia.php?idpag=58






Arrivederci alla seconda parte.  


    

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